Facciolla: “Fiducia nell’accordo coi 5Stelle. Conte premier? Mi va benissimo, la discontinuità vale per i programmi”

Intervista del segretario del PD Molise a Primonumero.it

“Conte premier con un Governo 5Stelle-Pd? Va benissimo, purchè si rimettano in discussione i decreti sicurezza e si faccia un accordo per cambiare la legge elettorale”. Il segretario regionale dem Vittorino Facciolla, che sta partecipando agli incontri nazionali, fiducioso sulla trattativa per una nuova maggioranza parlamentare. “Conte è stato credibile anche perché ha chiuso all’ipotesi del doppio forno con la Lega”. E ammette: “I 5 Stelle sono cresciuti, ora hanno un maggiore senso istituzionale che in politica è un valore imprescindibile. Lo dice uno che non li ha mai avuti in simpatia…”.

 

Giorni intensi per il Segretario del Pd Molise Vittorino Facciolla. Incontri in regione e a Roma, dove è convocata la direzione nazionale in maniera permanente. Telefonate infinite e confronti sulle chat “interne” di whatsapp. “Il partito sta lavorando molto sui tavoli tematici – riferisce a Primonumero.it – e questo la dice lunga sulla volontà del Pd di trovare un accordo. Non c’è alcun dubbio”.

 

Facciolla è fiducioso che alla fine, allo scadere del tempo concesso dal presidente Matarella per trovare una ipotesi di maggioranza alternativa al governo giallo-verde, l’accordo si possa fare. “Credo proprio che ci siano i presupposti, d’altronde quando i cittadini italiani hanno votato, il 4 marzo del 2018, le forze di maggioranza in parlamento erano proprio il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico. Siamo in una democrazia parlamentare, ma il fatto che i flussi elettorali si modifichino in continuazione non può tradursi con l’idea di andare alle urne ogni qualvolta l’umore della popolazione cambi. Come dice Mattarella, in Italia si vota ogni 5 anni, non ogni 5 giorni”.

 

Il mandato che il Pd ha dato al Segretario Nazionale Nicola Zingaretti “è chiaro, unanime. Il Pd intende perseguire la strada di una nuova maggioranza di Governo”.

 

E Facciolla è ancora più chiaro sul esplicito sul nodo nel quale s’è inceppata la trattativa: il nome dell’inquilino di Palazzo Chigi, inevitabilmente. “Non sono della idea che laddove si trovino punti di convergenza sul programma si possa porre un tema di nomi. I nomi sono lo strumento per la realizzazione del programma, ma quello che conta è il programma”. Una premessa che apre pienamente al Conte bis, o Conte 2 come lo si voglia chiamare.

 

Il Segretario dem non si sottrae alla esigenza di chiarezza, proprio sul nome: “Per quanto mi riguarda una ipotesi di Conte bis va bene, benissimo.  Perché, vede, io resto dell’avviso che la discontinuità debba esserci sui programmi non sul nome, non credo alla discontinuità sul nome”.

 

Come la maggior parte degli esponenti Pd in Molise, alcuni dei quali (come l’ex sindaco di Termoli Angelo Sbrocca) avevano da subito indicato l’ipotesi di Giuseppe Conte premier al vertice di un governo giallo-rosso come strada percorribile, anche Facciolla riabilita il professore foggiano che ha firmato in Senato un secco no a Matteo Salvini, reo di aver aperto una crisi di Governo improvvisa. “Devo ammettere francamente che le posizioni assunte da Giuseppe Conte anche in ordine alla esclusione del doppio forno con la Lega mi convincono sulla serietà dei comportamenti dello stesso”.

 

E crede che questo possa valere anche per i 5 Stelle?  “I 5 Stelle vogliono Conte, e la circostanza che Conte più di ogni altro abbia assunto una distanza forte nei confronti della Lega, che sia stato il primo a dire chiaramente che con la Lega la stagione politica è chiusa, lo rende ancora più credibile”.

 

Parole, quelle del premier dimissionario, che alla vigilia dell’ultimatum lanciato da Mattarella (c’è tempo fino a martedì, domani) sembrano parlare soprattutto al “cuore” degli elettori Pd. E il segretario molisano è d’accordo: “Conte di fatto non dice ‘non facciamo l’accordo con la Lega e torniamo al voto’, ma dice ‘non facciamo l’accordo con la Lega e siccome siamo in una democrazia parlamentare cerchiamo di capire se c’è una maggioranza in Parlamento diversa”.

 

Zingaretti è d’accordo? Facciolla è comprensibilmente cauto – il mandato a trattare d’altronde ce l’ha il segretario nazionale – ma si mostra ottimista sull’esito della negoziazione, purchè sia chiara l’esigenza di una nuova stagione politica con nuov programmi.

 

“Semmai – aggiunge incalzato dalle domande – noi dobbiamo discutere sulla necessità di rivedere la legge elettorale, perché se si chiede di andare in direzione di un sistema maggioritario che dia certezza di governabilità e stabilità, allora anche l’ipotesi di taglio sic et simpliciter dei parlamentari non è praticabile perché il taglio, così come è stato pensato, presuppone l’applicazione di un proporzionale secco. Ma si può calendarizzare tranquillamente il taglio dei parlamentari e trovare l’accordo sulla modifica di una legge elettorale su base proporzionale senza problemi. Questo non è un ostacolo insuperabile”.

 

Insomma, le premesse esistono secondo il numero uno dei dem in Molise. Che si dice più preoccupato  di ostacoli rappresentati dai decreti sicurezza che della diatriba sui nomi. “Rimettere in discussione i decreti sicurezza è fondamentale. Credo e spero che su questo ci sia apertura, perché è chiaro che se il MoVimento 5 Stelle non fosse d’accordo a rivedere questi provvedimenti, allora ci sarebbero più problemi per fare il governo. I tavoli tematici servono proprio a sviluppare una proposta che dovrà essere chiusa e accettata in tempi. Magari non si possono calendarizzare al millesimo queste cose, ma se c’è un accordo di massima si farà”.

 

E Vittorino Facciolla, che non è mai stato “tenero” con i pentastellati, invoca chiarezza su questo. “E’ il vero punto in discussione, cioè capire qual è la parte del Movimento interessata a rimettere in piedi temi che manifestano una sensibilità diversa rispetto allo schiacciamento passato sulle posizioni di Matteo Salvini. Oggi un discorso del genere è totalmente impopolare, ne sono consapevole, ma si chiede ai grillini di non ragionare in base ai sondaggi e alla pancia degli italiani. Fare un nuovo governo con senso di responsabilità non presuppone questo tipo di discorso”.

 

Crede che da questo punto di vista il Movimento sia cambiato? In Regione Molise anche i rapporti tra il Pd e i Pentastellati sembrano essere migliorati nell’ultimo periodo…

 

“Quando si fa opposizione dividersi è controproducente, ma al netto di questo lo riconosco, i rapporti sono migliorati anche perché tra i 5 Stelle ci sono persone più moderate, e ora anche molto più avvezze alla rappresentanza istituzionale. Che non è un fatto negativo, al contrario:  fare politica nel senso più alto del termine significa preoccuparsi del ruolo e della Istituzione che si rappresenta. I 5 Stelle sono cresciuti, ora con molti di loro è possibile trovare un terreno comune di discussione. Ed è evidente che in questa fase debbano decidere cosa vogliono diventare”.

 

Insomma, è sottinteso: se si continua a ragionare sulla base degli umori nazional-popolari addio, anche l’accordo sfuma. Perché, avverte l’ex assessore regionale, uno al quale tutti riconoscono di non essere mai sfuggito alla prova del consenso, “la classe dirigente di un partito deve imparare ad esserlo sempre, nella buona e nella cattiva sorte. Era facile essere del Pd quando Renzi era al 40 per cento…”.

 

A proposito di Renzi, che ruolo sta avendo? “Si sta comportando bene secondo me, mi sembra che sia disponibile a un Conte bis per trovare un accordo”.

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